
Valeria Galante
Arte & Design

Rassegna Stampa
Parlano di me ...
In mostra a Firenze le donne di Galante – di Antonella Ciervo.
Arte, ma soprattutto emozione e rivelazione tra colore e figura. L’arte pittorica di Valeria Galante sabato scorso è arrivata a Firenze dove fino al 17 febbraio al Circolo degli artisti- Casa di Dante della Società delle belle arti saranno in esposizione i suoi quadri . da “profumi mediterranei “ a Mamma Africa “ a “ La giarrettiera “ a colpire nelle opere dell’artista di origine materana c’è soprattutto il rapporto con il colore e con la figura femminile .Significativo quello che spiega, descrivendo le sue ispirazioni: “Attraverso le pennellate si possono leggere storie di dolori riscritte in chiave di sopravvivenza e ricostruzione, storie certamente vive , dove il blu è associata ad una tristezza atavica con radici profonde, ad angoscia e smarrimento infantile a povertà di carezze. Rapsodia in blu, il blu è il colore della grande profondità, lo associo al principio femminile, all’infinito. La mostra collettiva “Incontri Forma e colori “ospita anche opere di Anna Fazzi, Paolo Lantieri e Diana Polo. La cifra dell’arte di Valeria Galante, che è anche Maestra di Qi Gong e Taiji Quan, si muove descrivendo un itinerario che entra in contatto con chi osserva i suoi quadri; il linguaggio che emerge è quello nato e sviluppato attraverso le sensazioni forti, intense, di cui solo il tratto appassionato è interprete. Di lei ha scritto Giulia Zoppi “Valeria è incessantemente alla ricerca delle sue verità, immersa com’è nel lavoro di un’anima vivace e profonda , come nello sfolgorio dei colori che animano le sue tele, testimoni attuali della stupefacente bellezza di cui è circondata e alla quale sembra rivolgere domande sempre più sfidanti. Lo confermano le parole della stessa artista che, nella descrizione del suo rapporto con i colori e con il blu in particolare scrive:” E’ il colore che rappresenta l’introspezione per poi rinascere, come nel buddismo. È il colore amato degli impressionisti per il suo fascino che evoca quella parte di noi nascosta e importante per esprimere i nostri sentimenti. Il blu nei miei quadri, fa da sfondo a tutti gli altri colori, fa da cornice al compimento come se volesse per magia collegare il mondo umano col mondo del sacro.
Dalle tele viene fuori ,poi, la terra di nascita di Valeria Galante , la Basilicata che fra luce, sole e pietra viva insieme alla maestosità della montagna , accompagna emozioni e sensibilità dei suoi abitanti. Un tratto che il pennello dell’artista ha colto in tutta la sua forma.
IN MOSTRA A FIRENZE LE DONNE DI GALANTE
​
di Antonella Ciervo
TRA NOVITA’ E TRADIZIONE
di Federico Napoli
I soggetti scelti da Valeria Galante costituiscono una sorta di bestiario ove l’autrice attraverso l’animale indaga la vita e l’animo umano con storie simboliche che spiegano qualcosa di più della vita, come il dolore e la gioia, come la perdita e il trionfo, mentre i soggetti sono posti al centro della superficie di lavoro e narrati con un complessivo sapore favolistico.
Attorno, compaiono elementi diversi che non offrono una precisa ambientazione, ma la suggeriscono come nel caso del senso del movimento. Le figure sono portate in primo piano, forse un retaggio culturale degli antichi emblemata, accompagnate da un ricco contorno, qui più specificatamente sorta di effiorescenze cromatiche, le quali a loro volta assumono forme sottolineate da un bordo più chiaro: così l’operazione pittorica prende il linguaggio espressivo della grafica, con il disegno che struttura definisce e delimita, mentre il colore dà consistenza e differenzia.
La tecnica realizzativa è estremamente complessa, multimaterica, pertanto molto personale e frutto di diversificate sperimentazioni di Valeria Galante; inoltre, esclude nella realizzazione ultima particolari effetti di luce, presentando piuttosto una luminosità uniforme senza ombreggiature, mentre alla fine l’operazione creativa presenta queste opere come se fossero impresse su preziose stoffe - forse ancora un recupero della tradizione - o ancor più sorta di tarocchi che, attraverso il bestiario, ci propongono, in quanto simboli, scampoli di verità più profonde.
Di suggestivo impatto visuale queste opere di Valeria Galante ci portano nel mondo degli animali in modo assai originale.
Non solo pittura fatta di forma e colori ma composizioni arricchite di materiali quali vetro, rame, stoffe, specchi che invitano a considerare il manufatto come un percorso di autentiche emozioni materiche.
Se la scelta dei timbri cromatici e la luce sono caratteristiche costanti dell’espressione artistica di Valeria, qui è il soggetto a imporre la propria presenza. Non tanto come animale di per sé ma come portatore di suggestioni che poi lasciano spazio a sensazioni, riflessioni, messaggi dell’anima.
L’opera non è solo espressione di una capacità esecutiva che si esaurisce nello spazio delle dimensioni del quadro ma utilizza questo spazio come luogo di un “infinito” onirico dove immaginazione e realtà fondono i propri confini.
Certo, il richiamo ad antichi bestiari fa la sua parte ma qui la scelta di affidare ad animali il significante dell’elaborato percorre altri sentieri; ossia, diviene lo strumento attraverso il quale si giunge a ripensare se stessi.
La pittura è una poesia muta, sosteneva Leonardo, sta a noi darle la voce.
EMOZIONI A COLORI
FRA MATERIA E FORMA
​
di Lucia Bruni
LA PITTURA DI VALERIA GALANTE
di Giulia Zoppi
La pittura di Valeria Galante sembra prendere energia e forza dalle radici antiche e misteriose della sua Matera.
La risata forte e generosa con la quale affronta le contraddizioni che abitano questo mondo, sono il segno di un carattere deciso, sfrontato, giocoso al punto giusto: uno sberleffo in faccia alla vita e alle sue avversità.
Non tragga in inganno la sua figura minuta e la posa matura, Valeria vive e agisce secondo un piano ragionevolmente antagonista, sempre in prima linea: sia nelle opere che dipinge, che nei rapporti che intrattiene.
Maestra di Qi Gong e Taji Quan, ha sedimentato nel gesto e nel pensiero, tutta la sapienza dell’estremo Oriente che le ha regalato una saggezza atavica e ben radicata, alla quale intreccia la potenza primordiale delle origini lucane, ancorate al passato, ma sempre in movimento, in effervescente crescita costante.
Questo connubio si sposa perfettamente con il suo stare al mondo.
Valeria è incessantemente alla ricerca delle sue verità, immersa com’è nel lavorìo di un’anima vivace e profonda, come nello sfolgorìo dei colori che animano le sue tele, testimoni attuali della stupefacente bellezza di cui è circondata e alla quale sembra rivolgere domande sempre più sfidanti.
Come per ogni artista, la sua vita assomiglia alle sue opere. Esse interrogano il presente, evocando il passato più remoto come una danza tribale, al servizio della sua esplosiva intelligenza e simpatia.
Ne Lo spirituale nell’arte Kandinskij dedica al colore pagine ricche di fascino.
Per lui il colore non è soltanto una componente estetica importante ma qualcosa che rivela dall’interno l’essenza del sentire, qualcosa da percepire con la mente e con il corpo, qualcosa da immaginare, toccare, odorare; insomma una metafora dell’esistenza, ma anche dei sogni, attraverso i quali entriamo nei sentieri nascosti del nostro io.
E’ ciò che Valeria racconta con le sue opere nelle quali il colore non solo si fa veicolo di emozioni e segno per la realizzazione dei soggetti, ma diviene suono, sorta di “strumento” a tante corde, laddove queste sembrano alla ricerca di un costante divenire della figura; quasi che la superficie non fosse sufficiente a contenerne la dinamica espressiva. L’onirico si manifesta nella raffigurazione allorquando il gesto pittorico insiste nel riempire ogni spazio disponibile sulla tela, affinché non si rompa il filo sogno-realtà, tanto da rendere più curiosa e invitante la condivisione con lo spettatore. Un’altra peculiarità dell’arte di Valeria è la scelta costante del blu, un colore che richiama malinconia, accoramento o, come lei stessa dichiara, nostalgia e profondità evocando sapori di un infinito femminino.
Ed ecco entrare di nuovo in scena il suono.
“Il suono musicale giunge direttamente all’anima. E vi trova subito un’eco, perché l’uomo ha la musica in sé”, scriveva sempre Kandinskij nel testo citato, così nelle opere di Valeria troviamo tracciato col pennello un corrispondente musicale raffrontabile non solo con quella “rapsodia in blu” di Gershwin, cui lei dichiaratamente si ispira, ma anche con l’armonia di Mahler e la sua famosa sinfonia 8, dove il coro di mille voci sembra abbracciare l’eternità.
IL COLORE
E I
SENTIERI DELL’IO
di Lucia Bruni
UNIVERSI PARALLELI
di Silvia Ranzi
Mostra: “INCONTRI: FORME E COLORI”, inaugurazione 5 Febbraio 2022,
Società delle Belle Arti di Firenze - Circolo Artisti “Casa di Dante”
L’originale racconto pittorico di Valeria Galante ci offre una serie di opere che onorano la sensuale corporeità della Donna tra Occidente e Oriente, avvalorata da una figurazione espressiva dalle accentuate trame multilineari con ascendenze del “Secessionismo viennese”, impreziosita da opulenti motivi decorativi geometrici e floreali, con inserti polimaterici preziosi e rilucenti, secondo variegate partiture cromatiche dai seducenti e fantasmagorici effetti visivi.
La pittura di Valeria Galante ha per protagonista (quasi sempre) la figura umana femminile: lo sfondo del quadro, con la sua particolare composizione, asseconda le pose anche intime dei soggetti prescelti, con il corpo umano sottolineato da linee serpentinate, mentre quelle curve o squadrate sono riservate a pareti e pavimenti, completando così l’immagine descrittiva che appare sempre in un interno. Questi fondi sono elaborati e ricercati nella composizione come nell’effetto finale, richiamando l’attenzione sulle tante implicazioni dell’animo umano. Per altro, sono inondati da una luce uniforme, senza ombre, mentre il ribaltamento dei piani - pavimento, pareti - e di certi oggetti d’arredo mostra insieme all’elaborazione grafica, ricca di cromie, le radici pittorico-compositive dell’ espressione artistica di Valeria Galante, che guarda in modo particolare alle esperienze formali europee a cavallo fra Otto e Novecento; qui per altro riprese con un tema (quello femminile) di estrema attualità. La figura, sensuale ma sempre decisa e consapevole, è ammantata di mistero, sfuggente, ora velata o mascherata, ora colta dormiente, come in posa pronta a interpretare la propria parte; con le folte capigliature o gli ampi cappelli che si dilatano nell’ambiente circostante, quasi a sottolineare una volontà di dialogo. Ne nasce una composizione accompagnata da un senso onirico, ove l’energia cosmica - rappresentata dalla elaborazione grafica del quadro - pare fondersi con la figura stessa, mirando a una sintesi unitaria.
IL TEATRO DELLA FIGURA
​
di Federico Napoli
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